|
Scena: due stanze di una casa molto modesta nella periferia
di una grande città. Soggiorno e camera da letto matrimoniale
con un lettino dove sta dormendo un bambino di circa un
anno. Personaggi: Antonietta, una casalinga emigrata da
un paesino nelle vicinanze di Napoli (A); Fatumata, casalinga
e donna della pulizie emigrata dal Senegal (F); Rosaria,
donna delle pulizie emigrata dal Cile ai tempi della dittatura
(R).
Quando il sipario si apre Antonietta è sola sulla scena
nella camera del bambino, ha un santino in mano.
A: San Gennaro, San Gennaro aiutami a curare sta criatura
cà non so chiù com'aggia fà; sti dottori si nun c'hai soldi
te fanno crepà. Gennariello bello abbi pietà, fammi arrivà
na persona che lo possa curà.
(Fatumata suona alla porta.)
F: Posso entrà? Che faccia hai, cosa c'è?
A: Carmelino sta male. Non saccio che fa! Ste cure che m'ha
dato u dottore non funzionano e lo specialista costa troppo
assai. Solo i ricchi stanno bene in sto paese. Voi venite
qua pensando che chissà che trovate e guarda che miseria,
neanche i nostri figli possiamo curà.
F: Oh, oh! Abbiamo già parlato...noi non veniamo qua per
trovare oro, eh? La miseria io conosco bene sai? Capisco
come stai. Posso vedere Carmelino? Da noi c'è donna che
cura quando stai male, molto brava. Mia nonna era quella.
A: Eh, pure a lu paese mio c'era na signora, na signorina
precisamente, che nun sera mai sposata. Dicevano ch'era
na fattucchiera, na strega insomma.
F: Forse mia nonna era strega allora.
A: Per carità, mica dici u vero! (Si fa il segno della croce,
poi sottovoce) Vabbè, vieni, se sei 'na fattucchiera forse
o poi guarì!
(La introduce nella camera di Carmelino. Fatumata gli tocca
la fronte come per misurare la febbre.)
F: Diarrea?
A: No.
F: Vomita?
A: No, nun mangia, c'ha nu poco di febbre e dorme sempre.
F: Uhm.. Così non posso vedè!
A: Che cosa?
F: Se tiene buono colore.
A: Che cosa? (Un po' più in ansia)
F: Non so parola in italiano. Posso vedere colore intorno
al corpo, se salute o no.
A: Ah! (Poi sottovoce e guardando in alto) Proprio na strega
m'hai mandato San Gennà!
F: Se tu non fidi, non posso fare.
A: Vabbuò, vabbuò, fai, fai!
(Fatumata prende il bambino in braccio e lo guarda controluce.)
F: Sì! Strano!
A: Che cosa? (Sempre più in ansia)
F: Calma, calma! Ora io bisogno di acqua, bacinella di acqua
tiepida.
A: Vabbuò, arrivo. (Poi sottovoce) Madonna du Carmine, spero
che sta brava guagliona me possa aiutà!
(Antonietta esce di scena. Fatumata fa una serie di segni
col pollice sul viso e sul corpo del bambino.)
F: Ndibeul nathiay fék loxoy borom.
(Improvvisamente si immobilizza, le luci abbassano, si gira
verso il riflettore che la illumina. Quando comincia a parlare
luci verde scuro, si alza una nebbiolina. Fatumata fa il
suo monologo in francese ma la traduzione in italiano è
post sincronizzata da una voce fuori campo. )
F: Avec les yeux gris des vos villes grises vous ne me voyez
pas. Je suis invisible. Une invisible femme noire qui marche
dans la rue pour aller travailler chez des blancs. Celle
que vous voyez et vous reconnaissez, affichée dans vos murs,
maigre mère désespérée, est seulement l'image de la faim,
de la pauvreté, de la saleté. Elle vous fait peur mais,
au même temps, elle vous rassure: elle vous montre que vous
êtes du bon coté, celui de la blancheur de l'abondance.
Mais vous vous trompez: ouvrez vos yeux de béton, vos pupilles
aveuglées par la terreur de l'autre. Vous vous trompez.
Vous vivez dans l'illusion de posséder mais vous avez perdu
vous mêmes. Ouvrez les yeux, mes filles et mes fils: je
suis votre mère. La mère noire que vous avez oublié et invisibilisée.
(Rumore di tuono poi pioggia) De la forêt d'où on vient
tous je suis la reine, la reine de la pluie. (Percussioni
in sottofondo) De mon corps fertile vient toute forme de
vie ! Vous l'avez oublié ? Mes mains on la couleur de la
terre, avec la terre humide je vous ait sculpté .. ensuite
le vent des feuilles vous a animé. Vous l'avez oublié ?
Je suis venue là pour guérir la sécheresse de votre esprit.
Vous brûlez mes filles et mes fils, vous brûlez car votre
âme est aride et ne contient plus que des vides envies.
Réveillez vous, ouvrez les yeux, la pluie tombera pour vous
ramener à la terre.
(Le percussioni di sottofondo s'interrompono, le luci tornano
quelle di prima, la nebbiolina e il rumore di pioggia scompaiono.
Fatumata dopo un momento di sospensione si piega di nuovo
verso il bimbo e ricomincia a fare dei segni sul corpo.
Ritorna Antonietta con la bacinella d'acqua.)
A: Ecco qua, ma che ci vuoi fare?
F: Solo un po' di pioggia. (Sorridendo)
A: Ah, fai, fai! (La guarda incuriosita)
(Fatumata fa cadere qualche goccia d'acqua sul bambino con
le dita mentre scandisce bene ogni parola.)
F: Bu daay také celi yendo naw.
A: Ma... e se pigghia freddo? Fatù, nun sarà mica u vuddu
che stai facendo?
F: Macchè vudu (Ride). Tutto quello che noi facciamo voi
pensate al vudu. Non c'è bisogno Antoniè. Non preoccupare.
(Fatumata inizia a cantare una litania. Mentre canta la
luce si fa più calda. Il canto dura più o meno un minuto
e viene interrotto dalla suoneria del suo cellulare. S'interrompe
bruscamente e risponde al telefono. La luce ritorna a essere
quella fredda.)
F: Pronto? Ah, ciaooo. Come stai! Sì, sì. No, no, sono da
una vicina, ma vieni, dai! Vieni c'è bisogno, è importante…
sì la porta vicino la mia, sì, sì, va bene, addopo.
A: Chi è?
F: Una amica simpaticissima. Lei è americana, sai? Dal Cile.
Molto, molto brava, sa tante cose. Sicuro anche come curare
tuo bambino. Adesso viene qui.
A: (Sottovoce) San Gennaro quante donne mi mandi pè curà
sta creatura! Speriamo bene…
F: Ma con chi parli?
A: Cò San Gennaro. Sempre ci parliamo io e lui. Guarda (Tira
fuori il santino da dentro al reggiseno) Guarda quant'è
bello!
F: Anche voi fate il vudu?
A: Ma stai scherzando? Questo è nu santo vero! Cattolico
apostolico.
F: Ah, va bene, va bene. (Tocca di nuovo la fronte del bambino)
Vedi? Adesso lui ha meno febbre.
A: Dici u vero? Fa vedè. (Lo tocca e grida) Scotta meno
veramente! (Suonano alla porta. Antonietta fa un salto all'indietro
e guarda stupita Fatumata con l'aria un po' confusa.)
A: E chi è adesso?
F: Mia amica! Ti ho detto, l'americana.
A: Ah, è vero. Vado ad aprire.
(Antonietta attraversa tutta la scena e apre la porta. Entra
Rosaria.)
R: Ciao, io sono Rosaria, molto piacere. La mia amica Fatu
me ha dicio che...
A: Piacere, piacere. Sì, sì, lo so, lo so, entra.. Fatù
è di là con Carmelino.
(In fretta raggiungono la camera. Rosaria e Fatumata si
abbracciano. Esclamazioni di gioia.)
R: Estas bene! Che bela facia. Un poco grasa, forse. (Ride)
F: (Allegra) E tu troppo magra, pallida. Lavori molto?
R: Non c'è male…(Guarda il bambino) Ma cosa cià questo bimbo?
F e
A: Boh! (Alzando le spalle)
A: La febbre… nun mangia… Ma adesso la febbre si è abbassata…
(Guardando Fatumata con aria stupita)
F: Tu sai tante cose, forse lo puoi aiutà. Quando ci siamo
conosciute a fare le pulizie la mattina mi hai fatto passare
mal di pancia che avevo da tanti giorni. Mi hai fatto bere
quella cosa…
R: Eh, non sono mica una bruja eh? O strega como se dice
qui…(Guarda Antonietta e le fa l'occhiolino. Si avvicina
al bambino e posa la mano sulla fronte, poi avvicina l'orecchio
al petto e ascolta). Puedo vedere la boca?
F e A: Fai, fai!
(Rosaria guarda la gola.)
R: (Rivolta a Antonietta) Es un poco de freddo en el cuore.
A: E' grave?
R: No, no, tranchila. Tienes zenzero en la cucina?
A: U zenzero, Maronna, non credo proprio! Vado a veddè.
F: Io ho a casa. Lo prendo.
(Rosaria resta sola sulla scena. La luce si abbassa, si
rivolge verso il riflettore che la illumina. Quando comincia
a parlare tutto diventa azzurro chiaro. Sottofondo sonoro
di uccelli rapaci e vento. Voce fuoricampo in italiano,
come sopra.)
R: Quando me vine pà cà en mis ojos solo tenia el miedo
que los hombres del General habian imprimido dentro. Como
una piedra me aplastaba el alma cada dia de destierro y
de hambre. Hambre de todo, de mi casa, mi idioma, mis montañas.
Hambre que no se sacia con los dos euros que me pagais para
limpiar vuestros pisos, vuestras mesas, vuestras escaleras.
Vuestra policia me pide papeles, razones y destino de mi
vida. El miedo de las uniformes que te paran en la calle
es el mismo miedo de las palabras del General que te encuentras
en cada rincon del aire para chuparte el cerebro con su
propaganda de terror. (Inizia una musica con flauto delle
ande e rumore di passi militari.) El miedo se alimenta del
hambre que tienes de una vida mas libre, que no arrastre
por el suelo sus cadenas invisibles. Pero quien, quien es
libre? A vezes me pongo a miraros pasar por detras del escaparate
del bar que estoy limpiando y os veo. Veo caras agotadas
y ojos vacios. Escucho vuestras palabras que no tienen alegria,
vuestros dias que no tienen poesia, encarcelados en pantallas
de telefonos. Escucho vuestro silenzio y descubro que sì,
vosotros tambien teneis miedo. Aunque camineis con vuestras
joyas como escudos y os quedeis cerrados en vuestras casafuertes
con television encendida. El miedo es un ruido costante
que tienes en los oidos y no te deja escuchar otra cosa.
(Fruscio del bastone della pioggia e tintinnii.) Pero yo
no me callo, aunque no os importen las parabras de una extracomunitaria
que no tiene derechos, si no el de ser esplotada y quedarse
callada en su cuarto. Yo tengo el cielo por dentro, el cielo
que he recorrido para llegar aqui, el cielo sobre el oceano
que es infinito. Y se que en un puño de tierra se pueden
imprimir las alturas del vuelo.
(Le luci tornano come prima del monologo, la musica e i
rumori di sottofondo s'interrompono bruscamente. Entra di
nuovo in scena Antonietta.)
A: Nun aggio trovato u zenzero, c'ho solo u carrì… (Entra
anche Fatumata con lo zenzero in mano.)
F: Eccolo, proprio fresco, vedrai quanto buono.
R: Bien, andiamo en la cucina che vi facio vedere.
(Vanno tutte e tre rapidamente in cucina.)
R: Bueno, me sirve una pentola, agua, un estraccio y un
poco de sale.
(Antonietta comincia a frugare la cucina e le dà tutto l'occorrente.
Rosaria mette l'acqua a bollire.)
A: Certo che voi siete bravi a fare da mangiare. Pasqualino,
u nipote di mia cognata c'ha la moglie che viene dalle tue
parti e sempre dice che come si mangia bene a casa suja
non si mangia neanche al ristorante. Sai, io nun saccio
cucinà, mangiamo sempre le stesse cose e poi qui nun si
trova u pesce fresco come piace a me. Lu pesce me fa mpazzì.
Tu lo sai cucinà?
R: No, muy poco.
F: In nostra cucina abbiamo molto pesce, Antoniè devo invitare
a casa mia un giorno.
A: Eh magari! A me nun m'invita mai nisciuno. Io nun c'ho
amiche. Mio marito nun c'è mai, sempre a faticare e io sempre
accà, sola cò sta criatura. Almeno voi avete viaggiato,
avete visto u mondo! Io so venuta da lu paese e me so fermata
qui. Poi coi creature come si fa?! Tu hai figli Rosa?
R: No, no. Por carità.
A: Ma sei sposata?
R: No, no tengo tempo, sai?
A: Ah, allora sei una donna libera. E vivi sola?
R: No, vivo con una amiga.
A: Ah, come sei fortunata, sempre in compagnia. Io ciò Fatù
che mi viene a trovare, è na brava guagliona.
F: Eh, Antoniè devi fidare di te. Tu puoi viaggiare, sei
italiana, poi fare quello che tu vuoi.
A: Ma nun hai capito, io da sola nun saccio fà niente. Nun
ciò un lavoro, nun ciò n'istruzione, io facci i figli..
Voi siete donne coraggiose …(Affranta)
R: Coragio Antonieta, mira che con esto Carmelino estarà
melio..
(Dopo aver messo dei pezzi di zenzero nell'acqua bollente,
Rosaria spenge il gas. Piega lo straccio e lo mette dentro
alla pentola. Poi prende la pentola e si dirige verso la
camera. Le altre due donne la seguono incuriosite.)
R: Adeso faciamo gli impachi con el estracio caldo en la
eschiena y en el piedi, me ayudas?
A: Sì certo!
(Antonietta toglie la maglia e i calzini al bambino. Rosaria
comincia a fare gli impacchi.)
A: Certo che San Gennaro proprio due angeli mi ha mandato!
Ma come hai imparato a fare queste cose? Pure da voi si
fa u vuddu?
R: No, este no es vuddu. (Ride) Solo un remedio de abuelas,
ricetta di nonne, como se dice.
A: Ah, ho capito. A me mia nonna mi ha sempre detto di raccomandarmi
a San Gennaro. Mi dava sempre i santini, guarda quant'è
bello chisto. (Le mostra il santino)
F: Ecco il vuddu di Antoniè. (Ride)
R: Questo te aiuta molto creo. (Sorridente)
A: Eh certo. (Con il santino in mano fa i segni della croce
nei punti dove Rosaria sta facendo gli impacchi e recita
la seguente preghiera velocemente come intonando una cantilena.)
San Gennaro chesi o patrono e che sje accussì bbuono, a
chi nun te crere grande santo le afà truvà cu' mazzo tanto...
(Fatumata e Rosaria si guardano sorridenti, rivestono il
bambino e lo rimettono sotto le coperte.)
R: Tu puoi fare questo altre due volte prima di sera. Carmelino
già esta melio. Devi pensare anche un po'a te. Tu sei importante
sai? Se estai siempre depresa anche Carmelino lo siente!
A: Tu dici u vero, ma io song tanto sola. (Guarda il santino
che ha in mano.)
(Rumore di tuono poi rumore di pioggia abbondante. Le tre
donne vanno insieme a guardare dalla finestra. Spalle al
pubblico. Luci abbassate, verdi. Il riflettore illumina
solo Fatumata che si gira verso il pubblico. Voce in italiano
fuoricampo, come sopra.)
F: La pluie tombe pour vous ramener à la terre. Seulement
la pluie peut éteindre l'incendie de votre esprit. Les cendres
mouillées pourrons fertiliser votre âme. Ecoutez le message
de la pluie...
(Le luci tornano normali, il rumore di pioggia resta.)
A:(Voltandosi insieme a Rosaria verso il pubblico.) Chiove!
Chiove sempre! U diluvio universale sembra.
R: Bien, adeso devo andare al laboro, anche se piove.
A: Ah, no! Prima devi prendere u caffè che facc'io, mia
cara. Tu vieni a casa mia, fai u servizio de a strega e
poi tenne vai senza manco assaggià na cosa! Dammi stà soddisfazione.
F: Ha ragione! (Ride)
R: Va bene, ma solo dieci minuti.
A: U tempo du caffè. Ste straniere, sempre fretta tengono.
(Si avviano verso la cucina.)
A: (Mentre prepara il caffè) Come o facc'io il caffè nun
lo fa nisciuno. Vedrai che dopo che hai bevuto sta grazia
di' ddio vai al lavoro cantando.
R: Bueno, bueno, Antonieta, te creo, gracie. (Allegra abbraccia
Fatumata) Che belo vederte.
F: Tu lavori troppo. Sempre a corsa.
A: (Mette su la caffettiera) Che belle guaglione, voi sempre
allegre siete. Ma… ma, qualche volta ci pensate a tornare
a casa vuostra? Vi mancano'e cose vuostre?
(Buio in scena, poi la stessa luce del monologo di Rosaria.
Il riflettore illumina solo lei. Si sente di nuovo il rumore
dei passi militari. Voce in italiano fuoricampo, come sopra.)
R: Se que en un puño de tierra se pueden imprimir las alturas
del vuelo.. Cada uno tiene un puño de tierra que llama "su
casa". Lo que me enseñò el destierro es que el nuestro es
un viaje de ida sin vuelta; entonces mi casita la hice en
mi corazòn, con mis proprias manitas. En el puño de tierra
que me pulsa dentro, ahi tengo mi domicilio, asì ya no tengo
nostalgìa. En el corazòn se abren las flores azules de mis
montañas.
(Le luci ritornano a essere quelle ordinarie.)
F: Io non torno, allora non penso e basta.
R: Yo adeso che tenemos una presidente dona, forse mi va…
Ma non so, tengo mi vida aqui. Forse vado a fare un viageto.
A: Una presidente?! Ma..
R: Eh, si cara mia! Adeso noi del terzo mundo siamo più
evoluti de voi, eh? (Occhiolino e gomitata di complicità
a Fatumata, ride)
F: (Ride) Sì, sì. Anche in Africa donne sono presidenti
e regine…
A: Ma veramente? E dove?
F: In Liberia...
A: (Interrompendola) Lascia perde, Fatù, io nun conosco
nianche la geografia, so n'ignorante! (Serve il caffè) Bevete,
bevete, figghie mie, sentite che sapore!
F: E tu non prendi?
A: Eh, no! Nun lo pozzo pigghià. Me viene a tapicardìa!
Che vo' fa, in sta vita tutto chillo che te piace t'uccide.
R: Adeso tengo che escapar! Andiamo a vedere come sta Carmelino.
F e A: Sì, andiamo.
(Tornano nella stanza del bambino. Antonietta mette una
mano sulla fronte.)
A: Miracolo!! Nun c'ha chiù la febbre!! Grazie San Gennaro!
Grazie, grazie!! (Abbraccia e bacia le altre due donne.)
Che belle guaglione, meno male che ci siete voi!
R: Sicuro che ahora lui ha fame.(Guarda l'orologio) Devo
escapare…
F: Vengo con te, ti accompagno. Ci vediamo dopo Antoniè.
R: Ciao Antoniè, me ha dado tanto piacere! Pensa un poco
anche a te, mi racomando!
A: (Accompagnandole alla porta) Tornate! Tornate a trovarmi
e grazie, sante siete! Meio de lu dottore. Mò chiamo a voi
e basta. Me so stufata di sti dottori che si danno tante
arie e poi nun sanno fa niente. Grazie, grazie.
(Fatumata e Rosaria escono di scena.)
A: Grazie Gennariello bello! M'hai fatto capì che noi poveri
c'avemo nu tesoro che co li soldi nun se po' cumprà: stu
core accà e co stu core i miracoli potimmo fa.
|
|

|

|

|

|

|

|

|

|

|

|

|

|

|
|
|