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streghe di periferia

pubblicato nel volume del concorso premio san vitale 2006 tradizioni, traduzioni

Scena: due stanze di una casa molto modesta nella periferia di una grande città. Soggiorno e camera da letto matrimoniale con un lettino dove sta dormendo un bambino di circa un anno. Personaggi: Antonietta, una casalinga emigrata da un paesino nelle vicinanze di Napoli (A); Fatumata, casalinga e donna della pulizie emigrata dal Senegal (F); Rosaria, donna delle pulizie emigrata dal Cile ai tempi della dittatura (R).
Quando il sipario si apre Antonietta è sola sulla scena nella camera del bambino, ha un santino in mano.

A: San Gennaro, San Gennaro aiutami a curare sta criatura cà non so chiù com'aggia fà; sti dottori si nun c'hai soldi te fanno crepà. Gennariello bello abbi pietà, fammi arrivà na persona che lo possa curà.
(Fatumata suona alla porta.)

F: Posso entrà? Che faccia hai, cosa c'è?

A: Carmelino sta male. Non saccio che fa! Ste cure che m'ha dato u dottore non funzionano e lo specialista costa troppo assai. Solo i ricchi stanno bene in sto paese. Voi venite qua pensando che chissà che trovate e guarda che miseria, neanche i nostri figli possiamo curà.

F: Oh, oh! Abbiamo già parlato...noi non veniamo qua per trovare oro, eh? La miseria io conosco bene sai? Capisco come stai. Posso vedere Carmelino? Da noi c'è donna che cura quando stai male, molto brava. Mia nonna era quella.


A: Eh, pure a lu paese mio c'era na signora, na signorina precisamente, che nun sera mai sposata. Dicevano ch'era na fattucchiera, na strega insomma.

F: Forse mia nonna era strega allora.

A: Per carità, mica dici u vero! (Si fa il segno della croce, poi sottovoce) Vabbè, vieni, se sei 'na fattucchiera forse o poi guarì!
(La introduce nella camera di Carmelino. Fatumata gli tocca la fronte come per misurare la febbre.)

F: Diarrea?

A: No.

F: Vomita?

A: No, nun mangia, c'ha nu poco di febbre e dorme sempre.

F: Uhm.. Così non posso vedè!

A: Che cosa?

F: Se tiene buono colore.

A: Che cosa? (Un po' più in ansia)

F: Non so parola in italiano. Posso vedere colore intorno al corpo, se salute o no.

A: Ah! (Poi sottovoce e guardando in alto) Proprio na strega m'hai mandato San Gennà!

F: Se tu non fidi, non posso fare.

A: Vabbuò, vabbuò, fai, fai!
(Fatumata prende il bambino in braccio e lo guarda controluce.)

F: Sì! Strano!

A: Che cosa? (Sempre più in ansia)

F: Calma, calma! Ora io bisogno di acqua, bacinella di acqua tiepida.

A: Vabbuò, arrivo. (Poi sottovoce) Madonna du Carmine, spero che sta brava guagliona me possa aiutà!
(Antonietta esce di scena. Fatumata fa una serie di segni col pollice sul viso e sul corpo del bambino.)

F: Ndibeul nathiay fék loxoy borom.
(Improvvisamente si immobilizza, le luci abbassano, si gira verso il riflettore che la illumina. Quando comincia a parlare luci verde scuro, si alza una nebbiolina. Fatumata fa il suo monologo in francese ma la traduzione in italiano è post sincronizzata da una voce fuori campo. )

F: Avec les yeux gris des vos villes grises vous ne me voyez pas. Je suis invisible. Une invisible femme noire qui marche dans la rue pour aller travailler chez des blancs. Celle que vous voyez et vous reconnaissez, affichée dans vos murs, maigre mère désespérée, est seulement l'image de la faim, de la pauvreté, de la saleté. Elle vous fait peur mais, au même temps, elle vous rassure: elle vous montre que vous êtes du bon coté, celui de la blancheur de l'abondance.
Mais vous vous trompez: ouvrez vos yeux de béton, vos pupilles aveuglées par la terreur de l'autre. Vous vous trompez. Vous vivez dans l'illusion de posséder mais vous avez perdu vous mêmes. Ouvrez les yeux, mes filles et mes fils: je suis votre mère. La mère noire que vous avez oublié et invisibilisée. (Rumore di tuono poi pioggia) De la forêt d'où on vient tous je suis la reine, la reine de la pluie. (Percussioni in sottofondo) De mon corps fertile vient toute forme de vie ! Vous l'avez oublié ? Mes mains on la couleur de la terre, avec la terre humide je vous ait sculpté .. ensuite le vent des feuilles vous a animé. Vous l'avez oublié ? Je suis venue là pour guérir la sécheresse de votre esprit. Vous brûlez mes filles et mes fils, vous brûlez car votre âme est aride et ne contient plus que des vides envies. Réveillez vous, ouvrez les yeux, la pluie tombera pour vous ramener à la terre.
(Le percussioni di sottofondo s'interrompono, le luci tornano quelle di prima, la nebbiolina e il rumore di pioggia scompaiono. Fatumata dopo un momento di sospensione si piega di nuovo verso il bimbo e ricomincia a fare dei segni sul corpo. Ritorna Antonietta con la bacinella d'acqua.)

A: Ecco qua, ma che ci vuoi fare?

F: Solo un po' di pioggia. (Sorridendo)

A: Ah, fai, fai! (La guarda incuriosita)
(Fatumata fa cadere qualche goccia d'acqua sul bambino con le dita mentre scandisce bene ogni parola.)

F: Bu daay také celi yendo naw.

A: Ma... e se pigghia freddo? Fatù, nun sarà mica u vuddu che stai facendo?

F: Macchè vudu (Ride). Tutto quello che noi facciamo voi pensate al vudu. Non c'è bisogno Antoniè. Non preoccupare.
(Fatumata inizia a cantare una litania. Mentre canta la luce si fa più calda. Il canto dura più o meno un minuto e viene interrotto dalla suoneria del suo cellulare. S'interrompe bruscamente e risponde al telefono. La luce ritorna a essere quella fredda.)

F: Pronto? Ah, ciaooo. Come stai! Sì, sì. No, no, sono da una vicina, ma vieni, dai! Vieni c'è bisogno, è importante… sì la porta vicino la mia, sì, sì, va bene, addopo.

A: Chi è?

F: Una amica simpaticissima. Lei è americana, sai? Dal Cile. Molto, molto brava, sa tante cose. Sicuro anche come curare tuo bambino. Adesso viene qui.

A: (Sottovoce) San Gennaro quante donne mi mandi pè curà sta creatura! Speriamo bene…

F: Ma con chi parli?

A: Cò San Gennaro. Sempre ci parliamo io e lui. Guarda (Tira fuori il santino da dentro al reggiseno) Guarda quant'è bello!

F: Anche voi fate il vudu?

A: Ma stai scherzando? Questo è nu santo vero! Cattolico apostolico.

F: Ah, va bene, va bene. (Tocca di nuovo la fronte del bambino) Vedi? Adesso lui ha meno febbre.

A: Dici u vero? Fa vedè. (Lo tocca e grida) Scotta meno veramente! (Suonano alla porta. Antonietta fa un salto all'indietro e guarda stupita Fatumata con l'aria un po' confusa.)

A: E chi è adesso?

F: Mia amica! Ti ho detto, l'americana.

A: Ah, è vero. Vado ad aprire.
(Antonietta attraversa tutta la scena e apre la porta. Entra Rosaria.)

R: Ciao, io sono Rosaria, molto piacere. La mia amica Fatu me ha dicio che...

A: Piacere, piacere. Sì, sì, lo so, lo so, entra.. Fatù è di là con Carmelino.
(In fretta raggiungono la camera. Rosaria e Fatumata si abbracciano. Esclamazioni di gioia.)

R: Estas bene! Che bela facia. Un poco grasa, forse. (Ride)

F: (Allegra) E tu troppo magra, pallida. Lavori molto?

R: Non c'è male…(Guarda il bambino) Ma cosa cià questo bimbo? F e

A: Boh! (Alzando le spalle)

A: La febbre… nun mangia… Ma adesso la febbre si è abbassata…
(Guardando Fatumata con aria stupita)

F: Tu sai tante cose, forse lo puoi aiutà. Quando ci siamo conosciute a fare le pulizie la mattina mi hai fatto passare mal di pancia che avevo da tanti giorni. Mi hai fatto bere quella cosa…

R: Eh, non sono mica una bruja eh? O strega como se dice qui…(Guarda Antonietta e le fa l'occhiolino. Si avvicina al bambino e posa la mano sulla fronte, poi avvicina l'orecchio al petto e ascolta). Puedo vedere la boca?

F e A: Fai, fai!
(Rosaria guarda la gola.)

R: (Rivolta a Antonietta) Es un poco de freddo en el cuore.

A: E' grave?

R: No, no, tranchila. Tienes zenzero en la cucina?

A: U zenzero, Maronna, non credo proprio! Vado a veddè.

F: Io ho a casa. Lo prendo.
(Rosaria resta sola sulla scena. La luce si abbassa, si rivolge verso il riflettore che la illumina. Quando comincia a parlare tutto diventa azzurro chiaro. Sottofondo sonoro di uccelli rapaci e vento. Voce fuoricampo in italiano, come sopra.)

R: Quando me vine pà cà en mis ojos solo tenia el miedo que los hombres del General habian imprimido dentro. Como una piedra me aplastaba el alma cada dia de destierro y de hambre. Hambre de todo, de mi casa, mi idioma, mis montañas. Hambre que no se sacia con los dos euros que me pagais para limpiar vuestros pisos, vuestras mesas, vuestras escaleras. Vuestra policia me pide papeles, razones y destino de mi vida. El miedo de las uniformes que te paran en la calle es el mismo miedo de las palabras del General que te encuentras en cada rincon del aire para chuparte el cerebro con su propaganda de terror. (Inizia una musica con flauto delle ande e rumore di passi militari.) El miedo se alimenta del hambre que tienes de una vida mas libre, que no arrastre por el suelo sus cadenas invisibles. Pero quien, quien es libre? A vezes me pongo a miraros pasar por detras del escaparate del bar que estoy limpiando y os veo. Veo caras agotadas y ojos vacios. Escucho vuestras palabras que no tienen alegria, vuestros dias que no tienen poesia, encarcelados en pantallas de telefonos. Escucho vuestro silenzio y descubro que sì, vosotros tambien teneis miedo. Aunque camineis con vuestras joyas como escudos y os quedeis cerrados en vuestras casafuertes con television encendida. El miedo es un ruido costante que tienes en los oidos y no te deja escuchar otra cosa. (Fruscio del bastone della pioggia e tintinnii.) Pero yo no me callo, aunque no os importen las parabras de una extracomunitaria que no tiene derechos, si no el de ser esplotada y quedarse callada en su cuarto. Yo tengo el cielo por dentro, el cielo que he recorrido para llegar aqui, el cielo sobre el oceano que es infinito. Y se que en un puño de tierra se pueden imprimir las alturas del vuelo.
(Le luci tornano come prima del monologo, la musica e i rumori di sottofondo s'interrompono bruscamente. Entra di nuovo in scena Antonietta.)

A: Nun aggio trovato u zenzero, c'ho solo u carrì… (Entra anche Fatumata con lo zenzero in mano.)

F: Eccolo, proprio fresco, vedrai quanto buono.

R: Bien, andiamo en la cucina che vi facio vedere.
(Vanno tutte e tre rapidamente in cucina.)

R: Bueno, me sirve una pentola, agua, un estraccio y un poco de sale.
(Antonietta comincia a frugare la cucina e le dà tutto l'occorrente. Rosaria mette l'acqua a bollire.)

A: Certo che voi siete bravi a fare da mangiare. Pasqualino, u nipote di mia cognata c'ha la moglie che viene dalle tue parti e sempre dice che come si mangia bene a casa suja non si mangia neanche al ristorante. Sai, io nun saccio cucinà, mangiamo sempre le stesse cose e poi qui nun si trova u pesce fresco come piace a me. Lu pesce me fa mpazzì. Tu lo sai cucinà?

R: No, muy poco.

F: In nostra cucina abbiamo molto pesce, Antoniè devo invitare a casa mia un giorno.

A: Eh magari! A me nun m'invita mai nisciuno. Io nun c'ho amiche. Mio marito nun c'è mai, sempre a faticare e io sempre accà, sola cò sta criatura. Almeno voi avete viaggiato, avete visto u mondo! Io so venuta da lu paese e me so fermata qui. Poi coi creature come si fa?! Tu hai figli Rosa?

R: No, no. Por carità.

A: Ma sei sposata?

R: No, no tengo tempo, sai?

A: Ah, allora sei una donna libera. E vivi sola?

R: No, vivo con una amiga.

A: Ah, come sei fortunata, sempre in compagnia. Io ciò Fatù che mi viene a trovare, è na brava guagliona.

F: Eh, Antoniè devi fidare di te. Tu puoi viaggiare, sei italiana, poi fare quello che tu vuoi.

A: Ma nun hai capito, io da sola nun saccio fà niente. Nun ciò un lavoro, nun ciò n'istruzione, io facci i figli.. Voi siete donne coraggiose …(Affranta)

R: Coragio Antonieta, mira che con esto Carmelino estarà melio..
(Dopo aver messo dei pezzi di zenzero nell'acqua bollente, Rosaria spenge il gas. Piega lo straccio e lo mette dentro alla pentola. Poi prende la pentola e si dirige verso la camera. Le altre due donne la seguono incuriosite.)

R: Adeso faciamo gli impachi con el estracio caldo en la eschiena y en el piedi, me ayudas?

A: Sì certo!
(Antonietta toglie la maglia e i calzini al bambino. Rosaria comincia a fare gli impacchi.)

A: Certo che San Gennaro proprio due angeli mi ha mandato! Ma come hai imparato a fare queste cose? Pure da voi si fa u vuddu?

R: No, este no es vuddu. (Ride) Solo un remedio de abuelas, ricetta di nonne, como se dice.

A: Ah, ho capito. A me mia nonna mi ha sempre detto di raccomandarmi a San Gennaro. Mi dava sempre i santini, guarda quant'è bello chisto. (Le mostra il santino)

F: Ecco il vuddu di Antoniè. (Ride)

R: Questo te aiuta molto creo. (Sorridente)

A: Eh certo. (Con il santino in mano fa i segni della croce nei punti dove Rosaria sta facendo gli impacchi e recita la seguente preghiera velocemente come intonando una cantilena.) San Gennaro chesi o patrono e che sje accussì bbuono, a chi nun te crere grande santo le afà truvà cu' mazzo tanto...
(Fatumata e Rosaria si guardano sorridenti, rivestono il bambino e lo rimettono sotto le coperte.)

R: Tu puoi fare questo altre due volte prima di sera. Carmelino già esta melio. Devi pensare anche un po'a te. Tu sei importante sai? Se estai siempre depresa anche Carmelino lo siente!

A: Tu dici u vero, ma io song tanto sola. (Guarda il santino che ha in mano.)
(Rumore di tuono poi rumore di pioggia abbondante. Le tre donne vanno insieme a guardare dalla finestra. Spalle al pubblico. Luci abbassate, verdi. Il riflettore illumina solo Fatumata che si gira verso il pubblico. Voce in italiano fuoricampo, come sopra.)

F: La pluie tombe pour vous ramener à la terre. Seulement la pluie peut éteindre l'incendie de votre esprit. Les cendres mouillées pourrons fertiliser votre âme. Ecoutez le message de la pluie...
(Le luci tornano normali, il rumore di pioggia resta.)

A:(Voltandosi insieme a Rosaria verso il pubblico.) Chiove! Chiove sempre! U diluvio universale sembra.

R: Bien, adeso devo andare al laboro, anche se piove.

A: Ah, no! Prima devi prendere u caffè che facc'io, mia cara. Tu vieni a casa mia, fai u servizio de a strega e poi tenne vai senza manco assaggià na cosa! Dammi stà soddisfazione.

F: Ha ragione! (Ride)

R: Va bene, ma solo dieci minuti.

A: U tempo du caffè. Ste straniere, sempre fretta tengono. (Si avviano verso la cucina.)

A: (Mentre prepara il caffè) Come o facc'io il caffè nun lo fa nisciuno. Vedrai che dopo che hai bevuto sta grazia di' ddio vai al lavoro cantando.

R: Bueno, bueno, Antonieta, te creo, gracie. (Allegra abbraccia Fatumata) Che belo vederte.

F: Tu lavori troppo. Sempre a corsa.

A: (Mette su la caffettiera) Che belle guaglione, voi sempre allegre siete. Ma… ma, qualche volta ci pensate a tornare a casa vuostra? Vi mancano'e cose vuostre?
(Buio in scena, poi la stessa luce del monologo di Rosaria. Il riflettore illumina solo lei. Si sente di nuovo il rumore dei passi militari. Voce in italiano fuoricampo, come sopra.)

R: Se que en un puño de tierra se pueden imprimir las alturas del vuelo.. Cada uno tiene un puño de tierra que llama "su casa". Lo que me enseñò el destierro es que el nuestro es un viaje de ida sin vuelta; entonces mi casita la hice en mi corazòn, con mis proprias manitas. En el puño de tierra que me pulsa dentro, ahi tengo mi domicilio, asì ya no tengo nostalgìa. En el corazòn se abren las flores azules de mis montañas.
(Le luci ritornano a essere quelle ordinarie.)

F: Io non torno, allora non penso e basta.

R: Yo adeso che tenemos una presidente dona, forse mi va… Ma non so, tengo mi vida aqui. Forse vado a fare un viageto.

A: Una presidente?! Ma..

R: Eh, si cara mia! Adeso noi del terzo mundo siamo più evoluti de voi, eh? (Occhiolino e gomitata di complicità a Fatumata, ride)

F: (Ride) Sì, sì. Anche in Africa donne sono presidenti e regine…

A: Ma veramente? E dove?

F: In Liberia...

A: (Interrompendola) Lascia perde, Fatù, io nun conosco nianche la geografia, so n'ignorante! (Serve il caffè) Bevete, bevete, figghie mie, sentite che sapore!

F: E tu non prendi?

A: Eh, no! Nun lo pozzo pigghià. Me viene a tapicardìa! Che vo' fa, in sta vita tutto chillo che te piace t'uccide.

R: Adeso tengo che escapar! Andiamo a vedere come sta Carmelino.

F e A: Sì, andiamo.
(Tornano nella stanza del bambino. Antonietta mette una mano sulla fronte.)

A: Miracolo!! Nun c'ha chiù la febbre!! Grazie San Gennaro! Grazie, grazie!! (Abbraccia e bacia le altre due donne.) Che belle guaglione, meno male che ci siete voi!

R: Sicuro che ahora lui ha fame.(Guarda l'orologio) Devo escapare…

F: Vengo con te, ti accompagno. Ci vediamo dopo Antoniè.

R: Ciao Antoniè, me ha dado tanto piacere! Pensa un poco anche a te, mi racomando!

A: (Accompagnandole alla porta) Tornate! Tornate a trovarmi e grazie, sante siete! Meio de lu dottore. Mò chiamo a voi e basta. Me so stufata di sti dottori che si danno tante arie e poi nun sanno fa niente. Grazie, grazie.
(Fatumata e Rosaria escono di scena.)

A: Grazie Gennariello bello! M'hai fatto capì che noi poveri c'avemo nu tesoro che co li soldi nun se po' cumprà: stu core accà e co stu core i miracoli potimmo fa.


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